lunedì 4 luglio 2011

MENTRE LA SICILIA APRE LE SUE DISCARICHE AI RIFIUTI NAPOLETANI, I SICILIANI ANCORA NON SANNO COME LIBERARSI DEI PROPRI


Sono stanco, stufo, nauseato di dovere per l'ennesima volta scrivere dei rifiuti e dell'igiene in genere che ormai sono diventati la favola di questa città.
Il problema della spazzatura che si accumula sui marciapiedi e - soprattutto in periferia - con catene di montarozzi affiancati ai muri, oltre che per il presente pericolo igienico sanitario, anche quando in via espressa i cumuli vengono rimossi ma non segue la disinfentazione del suolo e dei contenitori, crea la preoccupazione che si stia rischiando una prospettiva paragonabile all'emergenza napoletana.
E dico questo perché, pur davanti allo spettro della mostruosa situazione napoletana, la Sicilia continua a cincischiare sulla soluzione da dare al problema, che finora solo sulla carta è stato affrontato con la decretazione della riduzione del numero e della denominazione degli ATO.
Che cosa di concreto si sia fatto o si stia facendo per cambiare radicalmente il piano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, Dio solo lo sa.
Ormai sono mesi che si va avanti "alla stracciona" implorando l'elemosina dietro il portone di Palazzo d'Orleans, dove don Raffaele umilia i sindaci con la mano tesa a raccogliere le briciole cadute dal banchetto dell'Epulone, rinfacciandogli la responsabilità per il fallimento degli Ambiti territoriali.
E sono mesi e mesi che, essendo il nostro ATO in liquidazione, non vengono spedite agli utenti le bollette del servizio rsu: ma per tale vuoto sembra che alla gente non faccia nè caldo nè freddo , considerata l'indegnità che da oltre un anno sta caratterizzando tale servizio.
Chissà cosa succederà, allorquando giungeranno le fatture di un conguaglio, sulla cui entità ancora nessuno degli amministratori sembra in grado di specificare.

fra' Galdino

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